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Lunedì 3 febbraio 2020

Masseria Santu Lasi - Salve

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 La fotografia aerea storica per la conoscenza del paesaggio costiero 

a cura di Vincenzo Cazzato e Giuseppe Ceraudo

Sino alla metà del XIX secolo le coste del Salento presentavano un paesaggio solo in minima parte antropizzato. Rari erano i centri abitati caratterizzati da un’attività portuale, come Otranto e Gallipoli; irrilevante era l’influenza di centri di antica fondazione come Castro. Per il resto, la presenza umana si limitava a una sequenza di torri di avvistamento.

Lo scarso popolamento delle coste è imputabile a fattori di natura diversa: dall’insicurezza per via delle continue incursioni e scorrerie provenienti dal mare sino a tutto il XVIIl secolo, al carattere paludoso e malarico di alcune aree.

Solo dalla seconda metà dell’Ottocento è avviata un’opera di bonifica della fascia costiera che acquista vigore negli anni Trenta del Novecento culminando con la riforma agraria degli anni Cinquanta.

A partire dall’Unità d’Italia inizia a diffondersi tra l’aristocrazia e la ricca borghesia la tendenza a trascorrere l’estate in ville costruite in riva al mare. Soprattutto in alcuni tratti rocciosi assistiamo alla fioritura di architetture che rappresentano il primo nucleo di nuovi centri costieri che si sviluppano con la sola vocazione del turismo balneare; architetture eclettiche e colorate sorgono a Leuca, a Santa Maria al Bagno, a Santa Caterina, a Tricase marina, richiamando stili del passato e suggestioni d’Oriente, mentre a Santa Cesarea la presenza delle terme sulfuree costituisce un ulteriore richiamo.

Nei primi anni Sessanta la realizzazione della litoranea salentina costituisce un volano per la nascita di altri centri costieri in aree precedentemente non abitate. I paesi dell’entroterra più prossimi alle coste proiettano sul mare l’esigenza da parte di molte famiglie di disporre di una seconda casa a poca distanza dall’abitazione primaria. La torre di avvistamento, che spesso sorge in prossimità di insenature e di piccole baie, riveste la funzione di polo di attrazione.

Il fenomeno della nascita dei nuovi centri appare strettamente legato a un rapido quanto incontrollato sviluppo di un’edilizia per lo più anonima, che spesso acquisterà nei decenni successivi il triste volto di un abusivismo selvaggio, anche in siti di rilevante interesse archeologico e paesaggistico.

La mostra presenta alcune rare immagini conservate nelle collezioni storiche dell’Aerofototeca Nazionale che costituiscono uno strumento fondamentale per la conoscenza del territorio. L’esistenza di una grande quantità di foto aeree tradizionali su pellicola, molte delle quali "inedite" e ancora da "leggere", è particolarmente significativa soprattutto in un panorama ormai dominato dalle immagini digitali.

Le preziose riprese che qui si presentano fotografano realtà paesaggistiche pregresse, precisamente datate, e documentano la storia del paesaggio salentino in un arco cronologico che nella maggior parte dei casi va dagli anni ‘40 agli anni ‘60 del secolo scorso e che coincide con le grandi trasformazioni del territorio, in particolare lungo la fascia costiera.

Nessun documento più della fotografia è in grado di illustrare fedelmente una determinata situazione e pertanto a una maggiore disponibilità di immagini corrisponderà una più corretta analisi storica del territorio e degli interventi antropici che in differenti momenti ne hanno determinato le modifiche.

In quest’ottica, è possibile rileggere, storicizzandola, una nota frase di Henri Cartier-Bresson, grande figura della fotografia del Novecento: "Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento".

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