Giardino di Palazzo Aurisicchio

Palazzo Aurisicchio, costruito negli anni successivi all'Unità d'Italia in un ornato stile neoclassico, presenta una facciata squadrata e imponente nella sua proporzione aurea, divisa in due ordini con paramento murario a bugnato liscio. Nell'ordine inferiore lesene binate ioniche definiscono i limiti del prospetto che sviluppa, in corrispondenza del portale, un armonico movimento di superfici nelle colonne binate, sempre d’ordine ionico. Analoga animazione si riscontra nella sovrastante trabeazione che al fregio liscio delle ali, alterna una ricca decorazione a bassorilievo nel piano avanzato che aggetta sul portale. Nell’ordine superiore la scansione plastica degli elementi di sostegno è affidata a lesene binate corinzie poste al limite della facciata mentre colonne binate sempre in stile corinzio, in continuità con l’avanzamento del corpo sottostante, fiancheggiano la finestra centrale. Elemento di sicuro impatto visivo è il timpano che, impennandosi centralmente da un’accademica trabeazione, giunge a sconfinare nel breve attico sovrastante. Gli elementi architettonici esibiti nella facciata appartengono a un linguaggio che varia, rielabora e contamina formule tipiche dello stile neoclassico in una creazione dai ritmi modulati e ordinati. E se il risalto della parte centrale dell’edificio si connota di vaghe reminiscenze manieriste, il ricorso a una decorazione equilibrata nel fregio sopra il portale e delle finestre superiori, sembra voler ristabilire i giusti rapporti con la classicità.

La più sobria facciata posteriore dell'edificio si affaccia su un giardino pensile, attualmente in restauro, con il quale il palazzo forma un unico corpo di fabbrica. Contornato da mura di cinta e scandito da una serie di elementi compositivi che riportano al classico disegno all'italiana, il giardino fu concepito come Hortus conclusus e prolungamento esterno del palazzo. Fu fin dall'inizio ideato con più funzioni: da un lato doveva offrire un affaccio qualificato agli appartamenti privati e quindi doveva essere un luogo per la famiglia, più privato, intimo e di ritiro dagli ambienti di rappresentanza.  Dall'altro lato doveva svolgere anche una funzione "economica" quale giardino "di ozi e delizie": sebbene infatti il disegno originario sia poco leggibile, i lavori di scavo e sistemazione del terreno hanno rivelato un impianto ad aiuole di rose, viti e alberi da frutto, che affiancavano l'agrumeto giunto fino ad oggi. Il giardino pensile fu realizzato su di uno sperone di roccia affiorante, chiaramente visibile entrando dall'ingresso laterale del palazzo, e costruendo un terrapieno colmato con terreno di riporto fino al piano nobile del palazzo: "...cosicché le Signorie Vostre non abbiano a scender scale per coglier le rose..." si legge in una lettera dell'epoca.

 

L'intervento di restauro ha avuto come finalità la restituzione dell'archetipo del giardino ottocentesco di città del Salento, sebbene rivisitato da sensibilità e visione moderne.  Si è voluto da un lato rispettare la stratificazione storica, valorizzando la matrice dello schema originario, organizzato in funzione dei due assi ortogonali, e dall'altro porre in dialogo la formalità originale del disegno all'italiana con l'informalità e le linee morbide di un approccio "paesaggistico" moderno, esaltando la composizione ad Hortus conclusus del giardino.  Oltre al recupero delle storiche geometrie, è stato inserito un corredo botanico composto sia da arbusti da fiore, erbacee e fioriture perenni scelti sulla base dei repertori botanici dell'epoca, al fine di restituire un'atmosfera in grado di evocare l'ordine neoclassico e lo spirito romantico ottocentesco - riproponendone quindi anche il tipico esotismo botanico - e sia da arbusti, bulbose e piante da fiore che rispecchiano la mediterraneità del luogo e il desiderio della proprietà di un giardino "ecosostenibile", a bassissimo consumo d'acqua. E in quest'ottica sono state restaurate le antiche cisterne del palazzo che, raccogliendo l'acqua piovana, faranno fronte alle esigenze idriche del giardino nei mesi estivi.

 

Un disegno chiaro e regolare coniuga di conseguenza il patrimonio botanico ereditato con i nuovi inserimenti, mantenendo la pristina eleganza del giardino all'italiana e prevedendo al contempo un giardino di verzura intimo e accogliente, fatto di angoli freschi e placidi. Ne è nato quindi un piccolo giardino dall'aspetto antico, venerabile e dal fascino discreto, ma al contempo moderno, semplice e coraggioso; certamente un giardino dell'abbondanza - come doveva essere originariamente - e di frescure, ricco e lussureggiante, un giardino di foglie e di ombre, dai colori tenui e dai rumori felpati.  Si è voluto infatti giocare con le differenti texture delle foglie e con le infinite sfumature dei verdi, dal verde acido delle Euphorbie Characias ai verdi grigi dei cisti e al verde vivo del prato di timo. Gli antichi pittosfori, le canfore, gli allori e gli agrumi faranno ora compagnia ai narcisi e alle antiche e moderne varietà di rose, mentre una Jacaranda e una Tabebuia ricreeranno l'accento esotico del gusto ottocentesco. Alla loro ombra, una piccola collezione di Hydrangee subtropicali, in omaggio alla proprietà milanese del giardino, e cortine di rampicanti profumati continueranno ad accogliere l'ospite. 

Disclaimer: Le informazioni, le foto ed i testi sul giardino sono forniti dalla proprietà

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